Museo Diocesano di Catanzaro

L'importanza pastorale del Museo Diocesano

 

"L'amico si rallegra con l'amico, nella felicità" (Sir.37,4); così dice la Scrittura. E io vivo questa gioia oggi, perché sono qui come amico del caro vostro Arcivescovo, che si rallegra per un giorno di felicità di questa Archidiocesi e di questa Città.
Oggi è come se questa Chiesa nobile avesse un soprassalto di memoria; oggi sono le pietre e sono le vestigia della Chiesa di Catanzaro che gridano la storia dei Padri; oggi questa Comunità cristiana si è dato un "memoriale perenne" dell'itinerario di fede e di salvezza che in questo territorio si è vissuto ed articolato; oggi Catanzaro ha il suo magnifico MUSEO DIOCESANO. Io ne godo immensamente e condivido con voi, con il vostro amato Arcivescovo e i sacerdoti della Arcidiocesi, condivido con quanti hanno operato ed opereranno qui, in questo luogo-memoriale, la gioia e la speranza di questo giorno.
Una Chiesa senza memoria è una Chiesa improvvisata; una Chiesa che sa fare memoria è una Chiesa consolidata.
Venendo qui, al Museo Diocesano, voi della Chiesa di Catanzaro, è come se veniste a sfogliare l'album fotografico di famiglia e a frugare nella cassaforte dei ricordi più preziosi della vostra storia; anzi, per usare le parole di Paolo VI, entrando nel Museo voi potrete rivivere, in qualche misura, il "transitus Domini", il passaggio del Signore nella vostra Terra e nella vostra storia.
Io credo che il vostro Arcivescovo vi indicherà il modo di inserire nella vostra pastorale diocesana il Museo che si apre; e vi aprirà Lui stesso i segreti spirituali che queste sale racchiudono e come si possa saldare all'oggi ciò che è testimonianza e documento del passato.
Io - con parole che sono poco più di un saluto e di una dichiarazione di amicizia e di compiacenza - vorrei riflettere con voi, qualche istante, sul valore e sulla portata dell'iniziativa che oggi ci raccoglie: I'inaugurazione del Museo Diocesano.
Lo faccio, riprendendo alcune parole del linguaggio biblico; parole che sono tante volte ripetute da arrivare a costituire delle vere "costanti" pedagogiche di Dio. Mi sembrano parole molto pertinenti all'avvenimento odierno della vostra Archidiocesi e della vostra Città.
Le parole sono queste: RESPICE - COLLIGE - MEMORARE.
Respice: cioè: osserva, sii consapevole, renditi conto, prenditi cura;
Collige: cioè: riunisci, custodisci, non disperdere; Memorare: cioè: ricordati, ripercorri gli avvenimenti, sappi far memoria.

1. RESPICE: renditi conto!
Catanzaro, oggi, dimostra che vuole essere "consapevole". Avete notato la parola?
Consapevolezza = sapere insieme! Per fortuna, nelle nostre Chiese di antica data, c'è sempre stato qualcuno che era incline a studiare la storia e ad indagare i patrimoni archeologici, storici, artistici. Tali studiosi hanno la vocazione di scavare, per tutti, ne!la memoria della loro Chiesa. Ma la "consapevolezza" esige che tutti si conosca e si sappia. Un sapere solitario diventa un sapere elitario. Un sapere comunitario è la premessa per una conoscenza vitale, per una responsabilità condivisa e per una fierezza benefica della propria appartenenza e delle proprie radici.
Dicevo già prima, che una Chiesa la quale - nell'ignoranza della propria storia - si stacchi dalle proprie radici, non ha più linfa e non ha futuro, perché si verificherebbe l'opposto di quella splendida tradizione descritta dal Salmo: "una generazione narra all'altra le tue opere, Signore, e annuncia le tue meraviglie" (Sal. 145,4).
Oggi Catanzaro apre a tutti il libro della propria storia spirituale, affinché i suoi figli diventino sempre più con sapevoli "questo si scriva per la generazione futura e un popolo nuovo darà lode al Signore" (Sal.102,19).
Diceva già Pio XI che "la Chiesa, a tutto ciò che le appartenne, diede bellezza e dignità d'arte, imprimendovi così come un riflesso della propria bellezza spirituale".
Il Museo Diocesano vuole essere la raccolta e la testimonianza di tutto ciò che questa Comunità cristiana ha plasmato di bello per evangelizzare le generazioni che si sono succedute; evangelizzare mediante le pietre e le immagini, vale a dire con opere che avessero stampato in se stesse la verità e ia bellezza del mistero cristiano.
Ogni uomo e ogni generazione hanno bisogno di imparare e di vedere per capire; di capire per esprimersi e di esprimersi per trasmettere. Ma, in tutto ciò, le singole generazioni non iniziano dal nulla; debbono anzi attingere dalle sintesi degli antenati per cogliere qualche tratto della inesauribile verità e bellezza; poi, muovendo da tale comprensione, - arricchita da ogni contributo del passato - esse possono procedere per la traslazione nel Ioro "oggi" del patrimonio assimilato.
Il Museo Diocesano è un invito per tutti a scoprire per sapere: scoprire ciò che ha plasmato questo Popolo, affinché ciascuno possa ritrovarsi, ritrovare la propria identità e la propria storia; ciò che Dio ha compiuto qui; ciò che i Padri hanno capito e hanno saputo esprimere del cristianesimo da loro assimilato e vissuto; ciò che è stata la preghiera di questa Chiesa, così come è rintracciabiie nei Libri liturgici e Corali; quali sono lo hasi delle grandi tradizioni che qui si vivono; quale culto dato un volto alla cultura della vostra Terra; quali PastGr, qui sono passati a dare un'anima a questa popolazione; quali Santi hanno tracciato, per tutti, un cammino esemplare.
Non vi meraviglierete dunque, amici, se insisto su questa parola: "respice"= renditi conto. Chiesa di Catanzaro! Ora hai uno scrigno di tesori dinanzi ai tuoi occhi; devi provocare nei tuoi giovani una domanda ininterrotta: "chi siamo? Da dove veniamo?" E devi facilitare ad essi l'ingresso in questo luogo, perché qui troveranno risposta a quella domanda; qui impareranno chi sono.
Vorrei dire, a quanti visiteranno con attenzione cristiana questo Museo, ciò che leggiamo nel Salmo 48: "osservate... passate in rassegna, per narrare alle generazioni future: questo è il Signore nostro Dio... Egli è colui che ci guida" (Sal.48,13-15).2)

2. Passo all'altra parola:

COLLIGE: raccogli, conserva custodisci!

Ricorderete certo l'occasione classica in cui Gesù raccomandava questa azione del "raccogliere". Fu quando moltiplicò i pani e volle che i discepoli non sciupassero neppure un frammento di quel cibo donato dall'alto. "Colíigite, ne pereant fragmenta" (Gv.ó, 12). Vi dirò che queste stesse parole il Santo Padre Giovanni Paolo II ha adoperato riguardo ai Beni Culturali creando la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, nel 1988, degnandosi di nominarmi Presidente (Cfr. Pastor Bonus, art. 101).
Noi siamo (o eravamo) sensibili a non sciupare il pane: lo si insegnava ai bambini, dicendo loro che sciupare il pane era un affronto a Dio che lo dava!
Non credo che siamo altrettanto educati - ora - a non sciupare il bene della cultura, dell'arte, del libro, del documento. Tanto che un autorevole giornalista ha potuto dire che gli italiani sono un popolo di cavallette; dove arrivano tutto distruggono e lasciano il deserto" (I. Montanelli).
Questo Museo, che oggi si apre, vuole segnare un inversione di tendenza: vuole raccogliere per non disperdere; vuole custodire per conservare; vuole ordinare per illustrare; vuole significare per educare.
Così la Chiesa di Catanzaro avrà qui il “pane” della sua esperienza religiosa che non perirà, ma continuerà a moltiplicarsi per le generazioni che frequenteranno il suo nuovo Museo.
Ogni pezzo d'arte e di storia, qui raccolto, è un atto di fede dei Padri e testimonia un atto di amore di quanti lo hanno conservato e consegnato, al fine di consentire di compiere a ritroso la vicenda spirituale e pastorale di questa Comunità.
Il Museo è un invito pedagogico e autorevole a ripetere un analogo sforzo di raccolta di documenti e testimonianze alle singole zone e Parrocchie: a conservare quanto v'è di prezioso e di emblematico nella storia di ciascuna, per rivivere oggi la storia secolare di ieri.
Dai reperti raccolti in questo Museo, voi potrete ritrovare le immagini e così potrete risalire alle diverse rappresentazioni che - dei misteri cristiani - venivano qui forgiate dalle diverse generazioni.
Per spiegarmi, richiamo un esempio: pensate: la divina maternità di Maria ebbe la sua proclamazione nel 431, a Efeso; ma, nelle catacombe di Priscilla, a Roma, v'è un dipinto, tuttora conservato, di duecento anni anteriore, in cui tale divina maternità è raffigurata in immagine. La dottrina ha definito il dogma, ma l'immagine pittorica ha anticipato tale fede della Chiesa e sta a testimoniarla con una evidenza singolare. Per cui l'iconografia cristiana non è solamente una pura rappresentazione visiva: è dottrina; è pietà; è pedagogia; è arte; è tradizione; è storia; è documentazione; è cultura; è spiritualità.
E quello che vado dicendo per le immagini potrei dirlo di tutti i Beni Culturali della Chiesa: la scultura; I architettura; la musica; il mosaico; I'arredo sacro; i libri liturgici; le biblioteche ecclesiastiche; la documentazione d'archivio. Tutto può e dovrebbe diventare "fonte" per capire e per progredire.
3. Vengo alla terza parola che vi ho anticipato:

"MEMORARE" cioè: sappi ricordare, non essere improvvisato; non credere vero ciò che non ha radici; guarda molto indietro per guardare molto avanti.

In genere si crede che la memoria sia uno strumento per riandare il passato; invece, in realtà, la memoria è la condizione per illuminare e guidare ii futuro.
Chi perde la memoria diventa incerto nell'oggi e nel domani: non ha più criteri, perciò non ha più iniziativa.
La parola "museo" ha un significato piuttosto negativo, nel nostro linguaggio. Lo ricordava già Giovanni XXIII, quando, alludendo a questo significato peggiorativo, disse: "il nostro dovere non è soltanto custodire questo tesoro prezioso, come se ci preoccupassimo soltanto dell'antichità" (11/XI1 962).
In tal caso "museo" sarebbe sinonimo di fossilizzazione.
Invece dobbiamo far vivere la parola "museo", facendola diventare sinonimo di "vivaio": perché qui è assicurata la linfa perenne delle opere che parlano e che insegnano; perché qui si può venire ad imparare i momenti più vivi della tradizione; perché qui la creatività della cuitura può aprirsi alle nuove frontiere delle arti, della storia, del pensiero.
La stessa frase, che ho ricordato, di Giovanni XXIII, continuava in questo modo: "non preoccuparsi unicamente delI'antichità, ma dedicarci con alacre volontà e senza timore a quell'opera che la nostra età esige".
Auspicando che abbiate "buona memoria" e che il vostro Museo che si inaugura la rinfreschi e la rinvigorisca, io vi auguro che diventiate profetici, cioè di arricchirvi di quella linfa di sempre, per dare immagine e dare energia al presente e al futuro; per dire oggi le cose vere di sempre e dirlo con le vostre immagini più belle, le vostre pietre più preziose, le testimonianze più luminose.
É troppo se io sogno che molti giovani - vedendo il bello delle generazioni passate - siano stimolati a scaturire il bello del loro animo e a dirlo con le più belle espressioni dell'oggi? Io non credo che sia troppo. Così sarà, se il vostro Museo Diocesano saprà diventare un vivaio di idee e un vivaio di energia.
Ci avviciniamo all'Anno Santo del 2000. Il Santo Padre, indicendo il Grande Giubileo della fine del secolo, nella sua Lettera Apostolica Tertío Millennio adveniente ha invitato tutta la Chiesa a ripensare a quanto in duemila anni il cristianesimo ha operato per il bene dell'umanità, per rendere gloria a Dio; e a vedere, con umiltà di cuore, se qualche suo figlio ha agito non secondo il magistrale insegnamento di amore e di pace che ci ha lasciato, per domandare umilmente perdono.
Oggi, inaugurando questo nuovo Museo Diocesano, voi vi siete messi esattamente nel!a linea tracciata dai Santo Padre. Avete qui raccolto i segni della vostra fede annunciata, vissuta, testimoniata da quanti vi hanno preceduto nei secoli. Ringraziamone tutti Dio per il grande bene che in due millenni è stato operato in questa terra, e dobbiamo essere pronti a domandare perdono se scopriremo che qualche cosa non è stata fatta come lui ci aveva insegnato.
Ecco, quindi, che inaugurando il Museo inaugurate in qualche modo il prossimo Giubileo. Continuate con ia stessa fede. con lo stesso impegno, con i santi propositi che dimostrate in questa solenne circostanza, e potrete entrare nel 2000 con il cuore pieno di riconoscenza per il tanto bene che questa terra ha saputo produrre.
Grazie a tutti per la pazienza di aver ascoltato le tre parole che ho pensato di dire, e che vorrei che restassero impresse nella vostra memoria, come ricordo di questo momento di fraternità, di fede e di cultura che abbiamo passato insieme.

 

L'importanza pastorale del Museo Diocesano

 L’occasione di realizzare! per conto dell'Arcivescovo Mons. Antonio Cantisani il terzo Museo di arte sacra mi ha dato la possibilità di strutturarlo in modo che rispondesse agli elementi caratterizzanti che emergevano dal discorso che Sua Eccellenza pronunciò il 15 gennaio 1977 alla riapertura del Museo Diocesano di Rossano. e che. per fatti contingenti, non potetti applicare nella sistemazione del Museo di Squillace.
Diceva Mons. Cantisani." ...Le ragioni che ci hanno spinto a riordinare il Museo sono profondamente ecclesiali (...) Bisogna portare la buona notizia della salvezza non all'umanità astratta, bensì all'uomo nella sua concreteza. Ma come si può dire di conoscere l'uomo. se non si conosce la storia della comunità in cui è inserito: nei suoi momenti di progresso e nei suoi momenti di crisi, nelle sue luci e nelle sue ombre. nei suoi corsi e nei suoi ricorsi? Ecco pertanto il valore del Museo: un luogo privilegiato per conoscere attraverso il passato l'uomo di oggi: con i suoi problemi, le sue speranze, le sue certezze...
Di quel discorso mi sono rimaste impresse tre parole che Mons. Cantisani richiamò più volte: Storia; Cultura; Comunità; e sono queste tre indicazioni il filo conduttore dei criteri da me seguiti per allestire questo Museo che lo stesso Arcivescovo stasera offre alla Sua Diocesi ed al mondo della cultura calabrese. Un percorso storico-religioso fa da pronao a tutto il Museo altraverso significativi elementi grafici e didascalici che illustrano, con chiarezza il percorso antico di questa Diocesi e della sua comunità. Il sentiero di visita ha una serie di scorci visivo-architettonici che consentono di osservare in poco tempo la produzione creativa ed artistica degli artieri e degli artisti meridionali che hanno segnato l'arte sacra nel meridione e con una pregnante presenza degli autori locali senz'altro meno conosciuti di Mattia Preti, anch'egli presente nel centro focale della sala B, ma di sicuro coautori nella rappresentazione e formazione della cultura e dell'uomo di questa terra.
Questo Museo è stafo realizzato in modo da potersi muovere con le esigenze dell'esposizione del momento, quindi un Museo vivo, come l'Arcivescovo auspicava nel discorso ricordato prima: il progettista e la disegnatrice hanno soddisfatto in pieno le mie proposte di mobilità degli elementi di arredo: infatti è possibile spostare quasi tutto, posso dire che, volendolo, se ne può anche stravolgerne l'aspetto.
Spero che fra poco, quando si inizierà la visita, si riesca a cogliere lamore che l'artigiano o il grande artista ha profuso nella sua opera creata per glorificare Dio ed i suoi Testimoni.

 

Prof. Eduardo Filippo

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