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Museo Diocesano di Catanzaro
Il saluto che Mons. Antonio
Cantisani fece nel giorno dell'inaugurazione
Sento vivo il bisogno di lodare subito il
Signore che mi concede la grazia di vivere la gioia di questo
giorno. L’avevo atteso da anni, e precisamente da quando avevo
inaugurato il Museo Diocesano di Squillace. Era il 1984, l'anno in
cui la Calabria ebbe la visita pastorale di Giovanni Paolo II.
E'
trascorso molto tempo da allora. Tante le difficoltà, soprattutto
per reperire idonei locali. Oggi, dopo non pochi sacrifici, il Museo
Diocesano di Catanzaro è una realta. É significativo che sia qui per
inaugurarlo S. E. Mons. Francesco Marchisano, ormai da anni, per la
fiducia del S. Padre, Presidente della Pontificia Commissione per i
Beni Culturali della Chiesa: a Lui va l'espressione della nostra
profonda gratitudine per il dono della sua presenza e della sua
parola. Ma è anche significativo che il Museo venga aperto quando
sono grato al Signore per i miei 25 anni di servizio episcopale in
Calabria.
Ho in fondo voluto tenacemente il Museo per un'esigenza di fedeltà
al mio dovere di Vescovo. Certo, il Museo è anche un segno dí amore
a questa Città: un contributo, per quanto modesto, perché diventi
sempre più bella, più amabile, più accogliente. Ma il Museo vuol
essere soprattutto un segno di amore a questa Chiesa di
Catanzaro-Squillace. É una Chiesa che, specialmente dopo il suo
primo Sinodo, vuole proiettarsi nel futuro. Ma è una Chiesa che ha
una sua storia. Ed è perciò consapevole che costruisce un autentico
futuro solo se questa storia conosce e sulle linee tracciate da
questa storia continua a camminare con lucida determinazione.
Proprio nel Museo leggiamo tanta storia della nostra comunità,
scopriamo le nostre radici, ci appropriamo di quelI'identità
culturale che costituisce poi la spinta per un servizio sempre più
incisivo nel territorio in cui questa Chiesa s'incarna. E ciò
avviene tanto più efficacemente perché nel Museo leggiamo quella
storia attraverso il linguaggio delI'arte che ha un fascino ed una
immediatezza tutta particolare. Anche se ordinariamente non ci
troviamo dinanzi a capolavori, si tratta sempre di un'arte che è
espressione della fede e perciò dei problemi, delle domande, deile
attese di un popolo in un preciso momento del suo cammino.
D'altra parte, tra fede ed arte c'e indubbiamente un rapporto
costitutivo. Ed è per tale motivo che si ha ragione quando si
afferma che, se c'è nostalgia della bellezza, vuol dire che c'è
nostalgia di Dio, Bellezza antica e sempre nuova.
Esprimo la fiducia che il Museo stimoli tutte le Parrocchie della
Diocesi ad una maggiore attenzione ai beni culturali. Più forte deve
farsi il loro impegno: perché siano degnamente conservate le opere
d'arte ispirate dalla fede e perché esse siano offerte alla
fruizione da parte del popolo per un'autentica crescita spirituale,
culturale e sociale. Esprimo altresì la fiducia che il Museo
diocesano diventi, anche attraverso la maggiore funzionalità del
rinnovato auditorium S. Petri, centro propuisore di iniziative che
promuovano la creatività della nostra gente e aiutino la fede a
diventare cultura. Solo così la fede diventa davvero storica e
costruttrice di storia. La struttura che oggi inauguriamo s'inquadra
d'altronde nel progetto culturale della Chiesa diocesana in piena
sintonia con tutta la Chiesa che è in Italia e secondo le
illuminanti indicazioni che ci vengono dalla Sede Apostolica.
Intanto dico grazie a quanti in qualunque modo hanno prestato la
loro opera per la realizzazione del Museo: in particolar modo all'lng.
Tito Oliviero Arno per il recupero statico e gli impianti, all'Arch.
Paolo Marcianò per il progetto architettonico e interni, a Neda
Filippo per i disegni grafici e creativi, al Dott. Alfredo Ruga per
le ricerche storiche e i pannelli, e soprattutto al Prof. Eduardo
Filippo che ha avuto la direzione artistica e ha curato
l'allestimento con vera competenza e intensa passione. Ma esprimo la
mia gratitudine a tutti i presbiteri e ai fedeli laici dell'intera
comunità diocesana che mi hanno sostenuto con fede sincera. Rinnovo,
infine, I'espressione della mia più viva riconoscenza a S. E. Mons.
Marchisano: con la sua magistrale parola egli ci dirà quanto sia
importante il Museo per la pastorale della nostra Chiesa, che,
soprattutto in vista del Giubileo, vuole annunziare con linguaggio
nuovo e con ardore nuovo Gesù Cristo, Redentore dell'uomo e della
storia. E per questa ragione che la Chiesa esiste. Per questa
ragione nasce oggi il Museo Diocesano di Catanzaro.
+Antonio Cantisani, Arcivescovo
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