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Profilo del Servo di Dio
Antonio Lombardi
(Catanzaro 1898-1950)
Il
Servo di Dio Antonio Lombardi nacque a Catanzaro il 13 dicembre 1898
da Nicola e Domenica
Lombardi, una famiglia della media borghesia catanzarese. Fu
battezzato il 26 dicembre dello stesso anno nella Parrocchia di San
Giovanni Battista in Catanzaro e ricevette i nomi di Luciano e di
Antonio. Fu il quartogenito di cinque figli, il primo dei quali
anche lui di nome Antonio morì prematuramente all'età di tre anni e
mezzo. I nomi degli altri fratelli sono Vincenzo, Adelaide e Anna
Maria.
Il padre, avvocato e affermato
uomo politico non solo a livello locale ma anche nazionale (fece
parte del governo prima e dopo l'avvento del fascismo), si era
formato alla scuola del radical-socialismo catanzarese ed era vicino
alle tendenze massoniche presenti in città. La madre era donna molto
pia, religiosa e di temperamento mite, ma la sua non fu vita facile
a causa di una malattia mentale che la colse sull'iniziare della
maturità.
Antonio Lombardi seguì gli studi
liceali nel cittadino Liceo Classico "P. Galluppi" ove mise in bella
mostra tutte le sue doti, in particolare nello studio della
matematica, a cui faceva eco una raffinata sensibilità letteraria.
Al termine degli studi liceali andò a Roma ove si laureò in legge.
La scelta di tale ambito di studio e professionale, apparentemente
non in perfetta sintonia con le sue naturali propensioni, trova la
sua giustificazione nel desiderio del giovane di potersi inserire
nello studio del padre, il quale, abbandonato nel frattempo la
politica per l'avvento del fascismo, versava in una situazione
economica alquanto delicata. Per ciò che riguarda la sua vita
interiore, il Lombardi visse la sua giovinezza in uno stato di
generale indifferenza religiosa.
Una serie di avvenimenti
intervennero, però, sul finire della giovinezza e cioè tra la fine
del secondo e all'inizio del terzo decennio del secolo passato nella
vita del Nostro e ne segnano definitivamente il percorso. Il primo
episodio è legato ad una malattia cardiaca risalente secondo le note
scritte nel suo Diario agli anni 1926-1927, i cui postumi lo
accompagnarono per tutta la vita e ne causarono la precoce
scomparsa. Durante questo periodo di malattia e la convalescenza ad
esso seguito, egli ebbe modo di conoscere e di affezionarsi a Teresa
Mussari, una giovane di modeste condizioni sociali che abitava
vicino la dimora dei Lombardi, ma che nutriva una fede molto forte.
Anche la giovane era di fragile salute. Fu un'amicizia intensa che
aiutò il Lombardi a ritrovare un intenso e genuino sentimento
religioso. La morte della giovane, avvenuta nel 1929, portò a
compimento la svolta interiore del Lombardi che culminò nel 1932 -
secondo la testimonianza della sorella Adelaide affidata ad una
memoria scritta – in una piena adesione al Vangelo. In conseguenza
di ciò abbandonò lo studio legale del padre.
L'impegno culturale
Abbandonato lo studio del padre,
il Lombardi si dedicò per un lungo periodo allo studio della storia
della filosofia occidentale, in particolare di Kant e di Hegel. Ma
con intuito felice si accostò anche alla tradizione filosofica e
religiosa dell'Oriente. Il primo frutto di tale ricerca fu l’opera
La Critica delle Metafisiche, pubblicata dall'editore Bardi
di Roma nel 1940, che lo fece conoscere a tutto il mondo filosofico
italiano e soprattutto a quello cattolico. A questa prima fatica ne
seguirono altre dedicate a diversi temi ed in particolare sono da
ricordare lo studio sulla Psicologia dell’Esistenzialismo (Ed.
Studium, Roma 1943) e quello su La filosofia di Benedetto Croce
(Bardi, Roma 1946). Fu collaboratore e redattore di prestigiose
riviste filosofiche, come Sophia, Rivista di Filosofia
Neo-Scolastica, Noesis, Asiatica, Studium,
Rassegna di scienze filosofiche, sulle quali intervenne con
pregevolissimi articoli.
Per cogliere le motivazioni del
suo generoso impegno culturale, è significativo quanto si trova
scritto in una sua nota rimasta ancora inedita: «In un mondo nato
per la libertà, e perché l’idea di Dio si svelasse, niente è più
melanconico che veder gli uomini smarriti nelle tenebre delle loro
passioni, tradire se stessi e quell’idea». In queste parole si
avverte come egli sentisse sua specifica vocazione lo studio
filosofico perché ciò gli permetteva di mostrare agli uomini
la loro vera vocazione: essi sono nati per la libertà, ma spesso
sono smarriti nelle tenebre dell’ignoranza. In particolare il
Lombardi si avvide che la cultura del suo tempo negava qualsiasi
valore al trascendente, che si trattava di una cultura tutta
improntata al materialismo e all’esaltazione della potenza della
tecnica. Ciò suscitava discredito verso la fede e verso la Chiesa.
Per tale ragione egli intraprese la dura fatica del pensare allo
scopo di criticare, da una parte, gli atteggiamenti antimetafisici
comuni a molti in quel periodo e allo scopo, dall’altra, di mostrare
all’uomo quale fosse la verità ed il senso della sua esistenza.
Nei suoi testi filosofici si può
trovare, perciò, una serrata critica di ogni forma di materialismo o
di storicismo e contemporaneamente una forte difesa dei valori della
trascendenza. La sua posizione filosofica si avvicina a quella della
neoscolastica milanese (G. Bontadini, F. Olgiati, S. Vanni Rovighi).
Di tale significativa vicinanza sono testimonianza l'amicizia con p.
A. Gemelli, con Mons. F. Olgiati e con il Prof. C. Ottaviano. La sua
notorietà in campo filosofico crebbe a tal punto che i suoi
interventi vennero accolti sull’autorevole L’Osservatore Romano,
con cui collaborò costantemente per un decennio sino alla sua
prematura morte.
Nel suo epistolario figurano i
nomi dei più illustri pensatori del tempo, basti qui citare Vito
Giuseppe Galati, Igino Giordani e Jacques Maritain.
L'impegno sociale
In piena continuità con questo
impegno culturale si colloca il lavoro del Lombardi nel campo
sociale. Egli visse autenticamente la sua vocazione di battezzato
nella Chiesa ed in modo specifico partecipò alla vita dell'Azione
Cattolica diocesana, di cui fu nominato Presidente degli Uomini nel
1941 dall’allora Arcivescovo di Catanzaro, Mons. Giovanni
Fiorentini.
Il suo principale obiettivo fu
quella della formazione delle coscienze, della creazione di
personalità mature, di cristiani adulti. Rimasero famosi i suoi
cicli di conferenze sulla dottrina cristiana, a cui prendevano parte
molti giovani e autorità cittadine. Collaborò anche con gli studenti
della FUCI.
La scelta di operare nel campo
della formazione si andò sempre più specificando, all’indomani del
ritorno della democrazia in Italia, nella cura delle giovani leve
della politica, anche se non si impegnò mai direttamente in tale
settore della vita pubblica.
Il suo forte desiderio di
favorire la cultura locale si concretizzò nella creazione -
all'interno della sua abitazione - di un centro di ricerca detto
Novum Studium, che fosse punto di ritrovo, di discussione e di
formazione dei giovani.
Convinto, poi, che solo una
cultura profondamente rinnovata sui valori cristiani potesse
garantire un’autentica promozione della società uscita sconvolta dal
secondo conflitto mondiale, si adoperò tra gli anni 1944-1945 per la
realizzazione di un periodico locale dal titolo L'idea cristiana.
L'impegno caritativo
Il Servo di Dio Antonio Lombardi
nella sua vita fu sempre attento a coniugare il suo impegno
culturale con una grande attenzione agli ultimi, come ha lasciato
scritto con parole commoventi la sorella Adelaide. Durante il
periodo fascista per la posizione di prestigio che godeva nella
città aiutò molti che erano in difficoltà con il regime di Mussolini,
pur essendo lui dichiaratamente antifascista. Il caso più famoso è
quello di Frate Giuseppe di Maggio.
Ma la sua azione caritatevole non
si limitò al piano personale. Progettò nel rione Bellavista di
Catanzaro un piccolo ospizio per ciechi; si impegnò nella difesa
coraggiosa dell'orfanotrofio cittadino "Rossi"; diede anche un
consistente appoggio all'avvio dell'opera "In Charitate Cristi",
attualmente nota con il nome di "Fondazione Betania" e che oggi
costituisce una delle istituzioni caritative più prestigiose del
Mezzogiorno d'Italia.
La sua precoce morte avvenuta il
6 agosto 1950 gli impedì di portare a terminare i suoi
progetti. Ma l’esemplarità e la santità di quest’uomo furono subito
avvertite dai suoi amici e conoscenti, i quali, affinché la sua
memoria non andasse perduta, il 9 maggio 1954, vollero ricordarlo
con una pubblica manifestazione, durante la quale una lapide fu
scoperta sul muro della casa paterna in Largo Sant'Angelo in
Catanzaro. Il testo della lapide meglio di ogni altro si pone come
sintesi della vita e dell'opera di Antonio Lombardi: Pupilla
ansiosa di luce / affrontò / gli eterni problemi / in diuturne
ricerche / in sintesi armoniose / degne dei maggiori maestri /
fervido spesso ignoto benefattore / rivive / nell'amore e nella
verità / di Cristo.
A seguito di numerose richieste e
dopo aver svolto accurate ricerche sulla vita e sul pensiero di
Antonio Lombardi, Mons. Antonio Cantisani, Arcivescovo di
Catanzaro-Squillace, il 14 settembre1999, dopo aver ricevuto il
parere favorevole dei Vescovi della Regione Episcopale Calabra e il
Nihil obstat della S. Sede, ha introdotto la causa di
canonizzazione del Servo di Dio Antonio Lombardi e, il 6 ottobre
1999, in occasione dell’insediamento del Tribunale diocesano per la
causa di canonizzazione del Servo di Dio, ha intitolato a lui la
Biblioteca Diocesana a perenne ricordo del generoso sforzo del
Lombardi di coniugare cultura e santità.
Armando Matteo
Postulatore della Causa di Canonizzazione
del Servo di Dio Antonio Lombardi
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