“IL MISTERO NASCOSTO DA SECOLI”

La Liturgia strumento privilegiato di evangelizzazione

LETTERA

per l’Anno Pastorale 2007-2008

 


PREMESSA

 

 

ai Rev.di Sacerdoti, ai Diaconi

ai Religiosi e alle Religiose

ai fedeli laici, alle Associazioni,

Gruppi e Movimenti dell’Arcidiocesi,

e a tutti gli uomini di buona volontà

della diletta Chiesa di

Catanzaro-Squillace

 

 

Carissimi nel Signore,

1. «Il mistero nascosto da secoli nella mente di Dio” (Ef 3,9) è il disegno divino « “preordinato prima dei secoli per la nostra gloria” (1Cor 2,7) e preparato nella storia attraverso “le grandi opere di Dio” (cfr At, 2,11), che costituiscono le tappe intermedie dell’unica storia della salvezza, realizzata nella “pienezza dei tempi” in Cristo, mediante la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione, per ricapitolare in Lui tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra”.

Il nucleo centrale del mistero sta nel fatto che Dio Padre, mediante Cristo, nello Spirito santo, chiama alla comunione intima con sé l’uomo, il quale può corrispondervi con la fede, la quale gli comunica la stessa vita divina.

Questo mistero che ha la sua sorgente nella benevolenza di Dio, è, a sua volta, la sorgente da cui è sgorgata ogni altra realtà storica-salvifica. Il mistero è ciò che dona unità a tutta la storia della salvezza; è ciò che dà senso ad ogni tappa; è l’unica sorgente da dove sgorgano la liturgia, che celebra e attualizza il mistero, la catechesi che annunzia e dona l’intelligenza del mistero, la carità che ci fa amare gli uni gli altri ad imitazione dell’amore di Cristo, il quale ci ha amati sino alla fine, donandosi totalmente per la nostra salvezza.

 

Il Magistero e il Mistero

2. Il Concilio Vaticano II usa molto il concetto biblico di mistero, intendendo, laddove ricorre, il contenuto centrale del disegno divino.

Nella Dei Verbum, all’inizio del primo capitolo, che trattata della Rivelazione, i padri conciliari scrivono: “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura. Con questa rivelazione infatti Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé” (n 2).

Dopo aver riassunto il nucleo fondamentale, viene spiegato come tale mistero si è realizzato nella storia: “Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestando e rafforzando la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione” (Ivi).

Il decreto Optatam totius, che tratta il tema della formazione sacerdotale, esorta a fare uno sforzo affinché le materie filosofiche e teologiche promuovano la “progressiva apertura dello spirito degli alunni verso il mistero di Cristo, il quale compenetra tutta la storia del genere umano, agisce continuamente nella Chiesa ed opera principalmente attraverso il ministero sacerdotale” (n. 14).

Nella costituzione Gaudium et Spes, il mistero si specifica come mistero del Verbo incarnato: “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro e cioè di Cristo Signore, Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione” (n. 22)

Tutto il Magistero successivo del grande Giovanni Paolo II insiste, fin dalla prima enciclica Redemptoris hominis, sul «mistero della Redenzione, in cui il problema dell'uomo è inscritto con una speciale forza di verità e di amore. Se Cristo “si è unito in certo modo ad ogni uomo”, la Chiesa, penetrando nell'intimo di questo mistero, nel suo ricco e universale linguaggio, vive anche più profondamente la propria natura e missione» (n. 18). E un po’ più avanti continua: “la Chiesa della nostra epoca - epoca particolarmente affamata di Spirito, perché affamata di giustizia, di pace, di amore, di bontà, di fortezza, di responsabilità, di dignítà umana - deve concentrarsi e riunirsi intorno a quel mistero, ritrovando in esso la luce e la forza indispensabili per la propria missione. Se infatti l'uomo è la via della vita quotidiana della Chiesa, è necessario che la stessa Chiesa sia sempre consapevole della dignità dell'adozione divina che l'uomo ottiene, in Cristo, per la grazia dello Spirito Santo, e della destinazione alla grazia e alla gloria” (Ivi).

Nella Catechesi tradendae, lo stesso Pontefice affermava: «L'oggetto essenziale e primordiale della catechesi è - per usare un'espressione cara a san Paolo, come pure alla teologia contemporanea – “il mistero del Cristo”» (n. 5).

 

La Rivelazione del Mistero

3. Ma desidero ora attingere l’acqua pura direttamente alla fonte della Sacra Scrittura, per cogliere dalla viva voce dei testimoni “l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza” (Ef 3,18-19).

In questo ci sarà di aiuto l’Apostolo Paolo, il quale in tutte le sue lettere altro non fa che presentare l’unico mistero, visto da angolature diverse, cogliendone, di volta in volta, aspetti particolari. Le diverse lettere, prese insieme, danno la comprensione globale del pensiero di San Paolo su Cristo Gesù.

Ovviamente non possiamo, qui, fare una trattazione esauriente, pertanto mediteremo in particolar modo la lettera agli Efesini e quella ai Colossesi.

La prima verità rivelata dalla Lettera agli Efesini è che il disegno di Dio sull’uomo e sul creato è pensato e voluto fin dall’eternità. “Prima della creazione del mondo” (Ef 1,4), il suo svolgimento nella storia era già stato previsto da Dio, il quale realizza il disegno secondo la sua volontà eterna.

Questo, nella maniera più assoluta, non significa che c’è un mistero pensato da Dio e guastato dall’uomo, che ha obbligato Dio ad intervenire salvando il progetto primitivo. Non è questo lo stile dell’agire divino. Egli è infallibile e perciò non deve riparare alcunché. Dio agisce a partire dalla sua eterna sapienza e intelligenza, dalla sua eterna visione della storia e dell’uomo. Ancor prima della creazione, Dio ha visto l’uomo e la sua vita reale, ha visto la sua volontà debole e la sua risposta negativa al suo comando. Dio ha visto che l’uomo per raggiungere la perfezione a cui lo ha chiamato, ha bisogno di Cristo, della sua incarnazione, della sua passione-morte-risurrezione, della sua redenzione operata nello Spirito. Dio ha visto l’uomo in Cristo, e ha visto Cristo incarnato come immagine perfetta dell’uomo, e questo prima della creazione del mondo, prima dell’inizio della storia.

Cristo Gesù è il mistero di Dio, ma è anche il rivelatore del mistero del Padre. In Cristo Dio Padre ci ha chiamati, prima della creazione, ad una vocazione grande: “Essere santi e immacolati”, “predestinandoci ad essere figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef 1,5).

Questa è la verità di Dio sull’uomo, è la verità con cui siamo stati fatti, è anche la verità che siamo chiamati a realizzare in noi stessi. È la vocazione creaturale dell’uomo, il quale viene da Dio, dalla sua eterna carità, e a Dio deve fare ritorno, ma rivestito della sua carità. Ciò può avvenire solo a patto che si accolga Cristo, carità del Padre, divenendo con Lui una sola cosa, una sola vita, una sola obbedienza, un solo sacrificio, una sola volontà, una sola santità.

Dunque, nel suo essere l’uomo è vocazione eterna, che deve essere realizzata nella storia. L’inizio è nella creazione, dove l’uomo è stato fatto perfetto: “era cosa molto buona” (Gn 1,31), ma non compiuto. Fin dalla creazione Dio dona all’uomo la perfezione cui deve tendere, verso la quale deve camminare con un serio itinerario di santità, al fine di raggiungere la perfezione a cui è stato chiamato fin dall’eternità. Tutto questo è espresso fin dalla prima pagina della Bibbia. Anche la pagina del peccato, atto disobbediente, è il desiderio di una perfezione più grande: “Essere come Dio”, ricercata a prescindere da Dio e contro la sua Parola. Invece la storia della salvezza consiste propriamente nell’educare l’uomo a realizzare questa perfezione con Lui e in maniera conforme alla sua Parola.

Fin dall’antica Alleanza vi è una tensione ad essere santi, perfetti, come Lui è santo (cfr Lv 19,2; 20,7; 11,44). Lo stesso concetto è espresso più volte nel Vangelo: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48).

La perfezione dell’uomo consiste nel divenire figli nel Figlio. L’uomo creato dal Padre, redento dal Figlio, è santificato nello Spirito Santo. Essere santificati dallo Spirito Santo, significa concretamente realizzarsi a immagine di Cristo, vero uomo e vero Dio.

Per compiersi, l’uomo ha bisogno di attingere continuamente in Dio la verità del suo essere e del suo divenire. E nella Rivelazione trova indicata la via da percorrere per raggiungere la perfezione. La via della perfezione è quella dell’osservanza della volontà di Dio.

Il compimento dell’uomo, il suo farsi nella perfezione, coinvolge tutto il creato. Come è stato trascinato nella morte a causa del peccato di Adamo, così in Cristo, primogenito della creazione, non solo l’uomo è ammesso alla comunione con Dio, ma anche il creato è elevato ad una perfezione più grande.

Ma la predestinazione non è un atto automatico. Pur essendo l’eterna decisione di Dio - creare l’uomo per essere suo figlio adottivo - domanda la libera adesione della volontà dell’uomo. All’uomo è stato affidato il progetto del suo farsi, perché senza la sua attiva cooperazione non c’è realizzazione del progetto. Oggi, su questo ci sono molti errori. Si considera la figliolanza come un dono, mentre invece è una chiamata, che esige l’impegno dell’uomo per essere realizzata.

Tutto ciò Dio lo ha compiuto nell’incarnazione, passione, morte e risurrezione del suo Figlio, “nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia”(Ef 1,7).

Anche il mistero di morte e di risurrezione di Cristo non procede dalla necessità della storia , ma dall’amore preveniente ed eterno di Dio, che ha visto prima il rifiuto dell’uomo e ha progettato la redenzione, il riscatto mediante il sangue del suo Figlio unigenito.

Il primo frutto della redenzione è la remissione dei peccati, via che apre la possibilità per una moltitudine di grazie. Infatti, la remissione dei peccati è anzitutto cancellazione della colpa dovuta al peccato, ma è anche nuova creazione, nel senso di santificazione, di elevazione, di rinnovamento.

Nella redenzione, Dio non solo restituisce all’uomo la sua condizione creaturale, ma lo introduce nella sua intimità divina. Infatti, mentre nella creazione Dio fa l’uomo fuori di sé, come sua creatura, nella redenzione Dio porta l’uomo dentro di sé, facendolo sua gloria.

Si compie così nel mistero pasquale “il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose”(Ef 1,10).

Una cosa deve essere detta in maniera chiara: creazione e redenzione sono un unico mistero. Cristo è il Creatore del mondo e il Salvatore dell’uomo (cfr. At4,12), il primogenito dei morti (cfr. Col 1,18; Ap 1,5). Ogni essere creato guarda a Cristo, in Lui vede il senso e lo scopo del suo esistere: si é da Cristo, si esiste in e per Cristo.


PRIMA PARTE

LA REALIZZAZIONE STORICA DEL MISTERO DIVINO
CAPITOLO I

 

IL PRELUDIO: L’ALLEANZA DEL SINAI

 

4. La nozione di Alleanza è l’analogia biblica più usata per qualificare il mistero divino. Essa concepisce la relazione di Dio con gli uomini, che trova pieno compimento in Cristo, come un patto di amicizia, che consente agli uomini di entrare in comunione con la Santissima Trinità.

Tutta la storia della salvezza può essere letta e interpretata alla luce di tale nozione. Ogni opera di Dio è in vista dell’Alleanza: la creazione dell’uomo e del cosmo, la liberazione dalla schiavitù d’Egitto; i profeti, i quali mentre ne rimproverano l’infedeltà, ne  proclamano una nuova ed eterna; il Cristo, che non solo stipula l’Alleanza, ma è lui stesso, la sua Persona Alleanza del popolo (cfr Is 42,6).

Sappiamo che prima della caduta di Adamo, Dio camminava in suo compagnia nel giardino di Eden, significando, con tale linguaggio, la comunione che esisteva tra loro e che il peccato ha distrutto. Ma, “quando, per la sua disobbedienza, l’uomo perse la sua amicizia di Dio, Egli non l’ha abbandonato in potere della morte, ma a tutti è venuto incontro, molte volte offrendo agli uomini la sua Alleanza” (cfr Messale Romano, Preghiera eucaristica IV).

La prima Alleanza, che Dio offre all’umanità intera, dopo il dilagare del peccato e delle acque del diluvio, è quella con Noè. Un'Alleanza cosmica e unilaterale: Dio unilateralmente decide di stabilire la sua Alleanza eterna con tutta l’umanità (tutte le nazioni) e con il cosmo intero